![]() Irene Woodbury, Body of Water, 2001
L'apprezzamento del libro come forma d'arte può essere fatto risalire al cuore di ciascuna civiltà antica: pensiamo ai misteriosi geroglifici dell'antico Egitto, ai coloratissimi rotoli di carta in Giappone e Cina, ai primi raffinati libri della civiltà araba oppure, per rimanere nel bacino della nostra civiltà occidentale, al meticoloso lavoro compiuto dagli amanuensi medievali. Tutti questi esempi colgono la forza del connubio testo-immagine, raggiungendo il perfetto equilibrio fra i due, in modo che la parola venga esaltata dalle peculiarità estetiche della decorazione e la decorazione venga resa ancor più incisiva dalla potenza semantica della parola. In tempi a noi più vicini, soprattutto grazie alla moderna utopia di aprire l'arte alle masse e renderla accessibile ai più, il formato del libro viene indagato con maggior frequenza e con pari dignità di ogni altra arte plastica.Il libro d'artista Tra il XIX e il XX secolo, il mercato librario europeo è dominato da una solida tradizione francese di livres de luxe. Instancabile e all'avanguardia è l'editore Ambrose Vollard, la cui opera si sforza di creare libri di lusso di altissimo livello, scegliendo con cura autori ed illustratori fra i più sofisticati scrittori e artisti di questi anni. Ovviamente i libri di Vollard non inseguono il sogno di arrivare in ogni casa, si rivolgono ad un pubblico bibliofilo molto selezionato e benestante, ma rappresentano comunque una svolta rispetto alla produzione editoriale precedente e coeva, in quanto per la prima volta il lavoro di illustrazione viene equiparato a quello di stesura del testo, sia a livello di peso che di notorietà dell'artista scelto. Vollard lancia sul mercato libri creati da Honoré de Balzac e Pablo Picasso, Paul Verlaine e Pierre Bonnard, Paul Valéry e Eduard Degas, Gustave Flaubert e Odillon Redon, e di molti altri.
Con l'alba del XX secolo, ma soprattutto dopo la prima grande guerra, le avanguardie convogliano la loro attenzione al formato libro, considerandolo un campo molto adatto alla sperimentazione. I movimenti del Dada e del Surrealismo sono attratti dal libro principalmente in quanto oggetto tridimensionale e dunque scultoreo: si pensi ai lavori di Marcel Duchamp; o ai tentativi di Max Ernst di recuperare il collage, mentre i futuristi italiani amano condurre sperimentazioni tipografiche, soprattutto Filippo Tommaso Marinetti. Negli anni Sessanta, la vistosa crescita del mercato librario su scala internazionale e il riconoscimento intellettuale riservato agli autori hanno spinto gli artisti concettuali ad usare il libro d'artista come mezzo espressivo principale, nonché come modo per auto-pubblicarsi e saltare il passaggio obbligato con gli editori. Anche negli anni Settanta, la pratica dell'autopubblicazione la fa da padrona e si tenta di guardagnare i profitti altrimenti destinati alle case editrici. Il libro d'artista è funzionale per promuovere mostre, cataloghi, inviti e, a conti fatti, questi formati permettono di mantenere prezzi piuttosto contenuti. L'arte concettuale prende dunque le distanze dall'arte aulica promossa in gallerie e musei e, soprattutto negli Stati Uniti, c'è il rifiuto netto del consumismo insito nella pratica dell'arte contemporanea. Il libro d'artista sposa con successo il modus operandi di artisti come Andy Warhol, Edward Ruscha, Lawrence Weiner, Sol Le Witt e permette loro di esprimersi a 360°, sfruttando immagini, parole, volumetria. Il gruppo radicale di artisti, poeti e musicisti riuniti sotto il comune denominatore Fluxus ha un'enorme influenza sull'evoluzione del concetto e della pratica del libro. Durante la loro breve ma intensa esperienza, John Cage, George Maciunas, Daniel Spoerri hanno contribuito più di ogni altro artista alla ridefinizione del libro come oggetto d'arte.
Nicchie particolari all'interno del mondo del libro d'artista: I libri oggetto Alcuni artisti creano lavori che dichiaratamente predilogono pensare al libro come ad un oggetto tridimensionale da inserire in uno spazio, piuttosto che ad un “contenitore di parole”. Questa tipologia raramente adotta la consueta tiratura e molto spesso i risultati sono libri scultura, pezzi unici, che talvolta non si prestano neppure alla manipolazione, tanto meno alla lettura. I libri alterati I cosiddetti libri alterati richiedono un approccio ancora diverso. Alcuni artisti operano cercando di riciclare o trasformare libri preesistenti in nuove espressioni d'arte. In questo modo, il libro si scolla dal fine per cui era stato pubblicato ma mantiene le sue caratteristiche fisiche ed estetiche, diventando la cornice per nuove idee e nuove immagini. I libri alterati Sono relativamente una novità, oggi fortemente in espansione, ma in realtà l'idea di riciclare dei libri non più utili è molto antica. Già nell'XI secolo, i monaci italiani riciclavano i vecchi manoscritti pergamenacei, i palinsesti. Oggi la pratica dell'alterazione può significare: rimozione o aggiunta di parti, pagine, fotografie, cuciture, pittura e quant'altro si ritenga idoneo. E' pur vero che di primo acchito l'idea di violare un libro possa risultare stramba o persino blasfema, tuttavia i libri sono di routine violati e distrutti in modi nettamente peggiori a qualunque intervento possa fare un artista. Le case editrici mandano al macero montagne di resti invenduti che non possono più collocare sul mercato, così come le librerie scartano altre montagne di libri che non possono più tenere in magazzino. L'idea di riciclare o di riportare a nuova vita questi reietti altrimenti destinati ad essere distrutti non è affatto eticamente scorretta |