La fotoincisione
Fotoincisione: note introduttive
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Gertrude Käsebier, Serbonne, fotogravure, 1903
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La fotografia è da sempre legata all'incisione e, a dire il vero, il suo avvento ha influenzato tutte le arti visive perchè ha offerto per la prima volta l'insperata possibilità di rappresentare la realtà in modo fedele. Con essa, dopo secoli di
querelle, l'arte non è più legata ad un problema di
mimesis e il dibattito sul rapporto arte e verità come interrogazione ultima sul significato dell'arte non ha più alcun senso. Tutti i linguaggi espressivi si trovano dunque a dover rimettere in discussione le proprie finalità nonchè le proprie ambizioni di rappresentazione. Come ogni novità, la nascente fotografia esercita un grande fascino ed appassiona ogni artista, critico, letterato. In particolare, gli incisori di fine Ottocento desiderano fortemente applicare principi fotografici alle arti grafiche per ottenere un duplice risultato: innovare il proprio linguaggio espressivo ma soprattutto, considerando la natura spiccatamente commerciale dell'incisione, facilitare la stampa su larga scala di prodotti tipografici altamente richiesti e offrirli con le tempistiche abbreviate proprie del ciclo industriale: poster, cartellonistica, quotidiani, libri illustrati e così via. L'applicazione della fotografia viene estesa a tutte le branche della grafica: calcografia, litografia e di lì a breve alla serigrafia. Per limitarci alla prima, la
fotogravure, la
heliogravure o il
cliché verre sono solo alcune delle tecniche ibride inventate dagli incisori di fine Ottocento per impadronirsi di principi fotografici. Negli ultimi vent'anni dell'Ottocento molti incisori conducono esperimenti pioneristici per creare gelatine fotosensibili applicabili alle lastre di metallo e resistenti alla morsura; con il tempo questi tentativi si dimostrano fruttuosi e le tecniche fotomeccaniche di riproduzione vengono portate alla perfezione. Tristemente nel secondo dopoguerra e soprattutto negli anni sessanta e settanta la riproduzione fotomeccanica alimenta il mercato dei falsi e, grazie alla compiacenza di alcuni artisti e stampatori, mette in circolazione riproduzioni dichiarandole opere originali. A lungo la fotoincisione viene bandita o guardata comunque con sospetto e nasce su scala internazionale l'esigenza di definire il concetto di originalità. Oggi una commissione internazionale si riunisce ogni quattro anni e stabilisce in un protocollo le caratteristiche necessarie affinchè una stampa possa essere definita originale.
La fotoincisione oggi
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Anna G. Torfadóttir, Fjaðurmagnaður, pianoincisione - collografia - linocut, 2007
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È importante ed attuale rafforzare in concetto di originalità, riconsiderandolo e rideffinendolo costantemente alla luce delle innovazioni tecniche che il continuo progresso ci offre. Le direttive internazionali rimangono troppo spesso un coro cacofonico di posizioni vaghe e spesso in disaccordo fra loro, ma il lavoro e le ricerche di molti artisti, soprattutto nordici o anglosassoni, dimostrano un grande interesse nei confronti della fotoincisione ed un largo e creativo uso delle innumerevoli tecniche che essa offre. Possono queste tecniche riscattarsi dalla nomea di tecniche di riproduzione fotomeccaniche e trovare un' applicazione stimolante ed innovativa all'interno di un contesto di originalità della stampa d'arte? Cambiando le premesse, certamente sì. La fotoincisione infatti usa il procedimento fotografico per trasferire un'immagine sulla matrice prima della morsura, usando una pellicola da applicare in contatto diretto ad una lastra fotosensibile (vedi in seguito le varie opzioni). Durante l'esposizione questa pellicola permette alla luce di passare attraverso le aree sgombre e di fissare così la gelatina che, indurendosi, diventa acido-resistente, preservando quindi la lastra dalla morsura. Dove ci sono aree scure, la luce non riesce a filtrare e la gelatina rimane morbida, tanto da dissolversi durante lo sviluppo, esponendo il metallo ad una acquatinta e dunque all'azione dell'acido. La chiave all'originalità sta dunque nel non concepire la pellicola in modo ordinario, come nel caso nella fotografia. Nella fotoincisione la pellicola può essere fotografica (in questo caso si parla di
lith-film) oppure autografica (disegnata, dipinta, assemblata con collage) oppure una combinazione di fotografia e autografia. Se si rinnovasse il concetto di pellicola, la fotoincisione non sarebbe più una mera riproduzione fotomeccanica ma sarebbe una alternativa alla lavorazione tradizione e non vesserebbe di per sè né l'originalità né la creatività necessaria allo stile e linguaggio di un artista. Un ulteriore fattore da considerare è il radicale cambiamento che i processi di fotoincisione hanno subito negli ultimi dieci quindici anni. In Inghilterra prima, e in molti altri paesi poi, le tecniche e i materiali per fotoincisione più vecchi son stati banditi oppure sono caduti in disuso perchè troppo tossici (ad esempio tutte quelle procedure che richiedevano per lo sviluppo l'impiego della soda caustica o del
neg jet) e sono stati sostituiti da procedure ritenute più sicure. In particolare la fotoincisione più innovativa sfrutta la tecnologia delle lastre a polimero fotosensibile che sono
water-washable e che richiedono come sviluppo un'innocua e blanda soluzione di acqua e soda da bucato. Questa è la tecnica più sicura ed ecologica che l'incisione su metallo abbia mai adottato.
Tono continuo e retinatura
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Kristín Pálmadottir, The Power of Nature, fotopolimero, 2007
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La differenza tra immagini a tono continuo (continuous-tone) o a retinatura (half-tone) è essenziale in termini di costruzione dell'immagine e stile, poichè entrambi danno origine a risultati unici e inconfondibili. La fotografia è un processo che lavora e ottiene toni continui, così come la
fotogravure ovvero il primo metodo di fotoincisione che sia stato scoperto nonchè l'unico processo ad usare pellicole positive a tono continuo. Al contrario, le altre tecniche di fotoincisione su metallo, fotolitografia e fotoserigrafia usano tutte una pellicola positiva reticolata, il che significa che riconoscono soltanto il bianco e il nero. La scala di grigi è ottenuta usando una serie o una rete di puntini, spesso generati con il computer. I reticoli half-tone sono generalmente molto meccanici e i puntini vengono ordinati in tracciati regolari; un'eccezione è il reticolo mezzotinto (
stochastic random dot screen), che viene usato per creare delle acquatinte virtuali sul fotopolimero (vedi in seguito). Questi reticoli hanno due unità di misura: lpi, che determina il numero di linee di puntini, e il dpi, che determina la definizione grafica del reticolo generato dal computer. Se la pellicola per la fotoincisione viene creata a computer, è possibile inserire la retinatura con un programma grafico e poi stampare l'immagine su acetato e usare questa stampa come pellicola. Se come pellicola si vuole usare una fotocopia su carta da lucido o acetato, è possibile inserire la retinatura selezionando l'apposito commando sulla macchina fotocopiatrice. Usando come pellicola fotocopie o stampe inkjet è verosimile che la luce filtri anche attraverso le aree nere, per cui è preferibile preparare una lastra test con i tempi di esposizione. Con il
lith-film il processo è più accurato. La fotoincisione è più facile di quello che può sembrare a prima vista. È consigliabile provare con le tecniche più rudimentali e poi, se interessati, attrezzare un buono studio con camera oscura per lavorare con le tecniche più avanzate.
Metodi semplici di transfer e fotoincisione
(che non richiedono attrezzature professionali)
Lazertran
È possibile ottenere il transfer di un'immagine, testo o fotografia fotocopiando l'originale sul lato lucido di un foglio di
lazertran, un tipo di carta apposita che viene venduta in dimensione A4 o A3 nei negozi specializzati. Questa carta è adatta ad ogni fotocopiatrice, anche se dà le migliori prestazioni quando viene stampata in bianco e nero con una fotocopiatrice a colori. Il toner della fotocopiatrice non verrà attaccato dall'acido, proteggendo il metallo sottostante, mentre il resto verrà coperto da un'acquatinta ed esposto a morsura. Tutto ciò di cui questa tecnica abbisogna è acqua, sapone ed essenza di trementina. Questa tecnica, pur sempre semplice, è una miglioria del rudimentale trasferimento di fotocopie.
Trasferimento di fotocopie
Se non si ha a disposizione il
lazertran, un'altra opzione è quella di lavorare con delle comuni fotocopie, per quanto con i nuovi toner a base acquosa non sempre è possibile creare un transfer abbastanza forte da resistere all'azione dell'acido. Ovviamente questa tecnica è molto approsimativa e la qualità del risultato può variare tremendamente. Va ricordato che quando si opera un transfer, l'immagine iniziale è il negativo dell'immagine che verrà ottenuta con la stampa finale. Un esempio banale ma chiaro è il transfer di un testo: se la fotocopia iniziale presenta un testo a caratteri neri su sfondo bianco, la stampa finale sarà l'esatto opposto, ovvero un testo bianco su sfondo nero, perchè il toner ha protetto l'area dei caratteri mantenendo il metallo vergine, mentre tutto il resto ha subito un'acquatinta.
Neg jet
Neg jet è una qualità di microzinco pretrattata con un'emulsione fotosensile, omogenea e consistente. Dopo un iniziale test, l'esposizione del
neg jet è molto precisa ed affidabile. I lati negativi di questa tecnica sono il costo molto alto delle lastre e la tossicità dello sviluppo.
Aqua blue
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Geoff Johnson, Winterlight & Wintertrees, solarplate, 2007
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Le lastre di
aqua blue sono l'alternativa ecologica prodotta dalla stessa compagnia che produce il
neg jet, con il vantaggio che queste non richiedono l'unità di ventilazione durante la fase di sviluppo. Il prodotto costa tanto quanto il
neg jet ma il cosidetto
roll–one blue etch è più sicuro per la salute ed ugualmente affidabile in stampa.
Spray fotoresistente RS
Questo prodotto è in circolazione da diversi anni nell'industria di circuiti. Viene venduto in confezione aerosol e va spruzzato sulla lastra sgrassata. Questo spray lavora in positivo e quindi la lastra deve essere esposta a negativo.
Ho elencato tutti questi metodi come semplici, intendendo che per essi non è necessario attrezzare un laboratorio. Per quanto riguarda le tecniche più elementari di fotoincisione, la pellicola (positiva per
neg jet o
aqua blue e negativa per lo spray fotoresistente RS) può essere mantenuta a contatto diretto con la lastra utilizzando una lastra pulita di vetro. Per quanto riguarda la luce da esposizione bisogna usare una lampada a raggi ultravioletti (ad esempio una lampada solare), sospesa a 60 centimetri di altezza rispetto alla lastra di vetro, pellicola e lastra di metallo. La luce ultravioletta è molto pericolosa per gli occhi, poichè causa cataratta prematura. Per questo motivo è vivamente consigliato lasciare la stanza durante l'esposizione. In alternativa si può utilizzare una lampada ai fumi di mercurio, ma anche in questo caso si deve lasciare la stanza. Tutti questi tipi di lampade sono predisposti a timer, si spengono dunque automaticamente. È persino possibile utilizzare la luce diretta del sole soprattutto d'estate e in ambiente mediterraneo, ma è inutile dire che la luce solare varia in continuazione e quindi – se questa può apparire una soluzione economica – tale procedimento porta inevitabilmente frustrazione e costi aggiuntivi per il numero di tentativi falliti.
Fotoincisione avanzata
(Che richiede attrezzatura professionale)
Lastre flexografiche
Le lastre flexografiche sono state utilizzate commercialmente con le macchine da stampa Adana sin dagli anni '60. Consistono di uno strato molto sottile e fotosensibile di emulsione al 50% resina e al 50% nylon, il tutto sostenuto da un foglio sottilissimo di acciaio. Quando queste lastre vengono fissate ai tamburi automatici da stampa, possono stampare milioni di copie senza usurarsi. Inoltre sono in grado di riprodurre i segni più sottili così come i dettagli fotografici più fini. Queste lastre sono molto semplici da utilizzare, innanzitutto perchè non necessitano di soluzioni chimiche per lo sviluppo e perchè possono resistere per periodi relativamente brevi alla luce diurna, rendendo la camera oscura superflua. Di certo questa soluzione è la migliore per chi lavora in casa oppure per il lavoro nelle scuole.
Liquid-etch-resist
Il
liquid-etch-resist è la migliore opzione per fotoincisioni morse con acido nitrico o percloruro ferrico. Si tratta di un'emulsione blu abbastanza acquosa e appiccicosa che va stesa sulla lastra con un rullo morbido in gomma. Con questa tecnica è possibile eseguire delle fotoincisioni su lastre precedentemente lavorate con le tecniche di incisione tradizionali.
Pellicole di fotopolimeri: Riston, image-on, pure-etch, photech
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Kristín Pálmadottir, Við hafið I,
fotopolimero, 2007
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Riston, image-on, pure-etch e photech sono tutte pellicole di plastica fotosensibile da applicare direttamente sulla superficie di normali lastre di metallo (zinco o rame). Si assomigliano molto per consistenza, caratteristiche fisiche e procedimenti e sono tutte abbastanza spesse da poter trattenere l'inchiostro anche nel caso in cui il metallo non sia stato affatto corroso.Per questo motivo, quando si parla di fotoincisione su polimeri, due sono le tecniche da menzionare: il
photo-etch e il
non-etch. Nel primo caso il polimero si usa quasi come uno stencil attraverso cui si permette all'acido di mordere in alcune zone il metallo (il polimero funziona come una vernice protettiva). Nel secondo caso, l'acido non viene utilizzato e l'inchiostro viene intrappolato soltanto dall'aquatinta virtuale epidermica che altera di pochissimi micron la superficie della pellicola.
Fotogravure
La
fotogravure merita una menzione speciale perchè è l'unica tecnica di fotoincisione che sfrutta ed ottiene toni continui. La gelatina fotosensibile prende il nome di
tessutocarbone ed è resa sensibile alla luce da una soluzione di acqua e uno dei seguenti componenti: bicromato di ammonio, dicromato di ammonio, bicromato di potassio o dicromato di potassio. Sono tutti intercambiabili ed ugualmente tossici per inalazione o contatto epidermico. Con la
fotogravure tradizionale è molto importante utilizzare guanti, occhiali protettivi e maschere con filtri. La soluzione richiede una camera oscura con luce rossa o gialla in cui lavorare alla sensibilizzazione del
tessutocarbone. Sulla matrice il tono continuo dei grigi e del nero viene ottenuto con un'acquatinta esposta a quattro bagni d'acido in quattro diverse vasche con acido a diversa concentrazione. Il
tessutocarbone verrà dissolto con una tempistica varia che creerà una morsura a profondità graduale.