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Le discipline dell'incisione

Xilografia

Per xilografia s'intende l'incisione di immagini e a volte di brevi testi su tavolette di legno, le matrici, successivamente inchiostrate e utilizzate per la realizzazione di più copie identiche, su carta (a volte su seta o pelle), mediante la stampa a mano o con il torchio. Questa tecnica ha origini orientali: veniva utilizzata in Cina e Corea prima del VI secolo, per la trascrizione e la diffusione dei rotoli del Buddha. In Occidente inizia ad essere utilizzata in modo sistematico all'inizio del XIII secolo. Gli incisori utilizzano legni morbidi e facili da lavorare, tagliati nel senso della venatura. In questo modo si facilita il lavoro dell'incisore, ma le matrici si deteriorano velocemente. Già all'inizio del XVI secolo il legno è quasi abbandonato, sostituito dalle matrici in metallo. La xilografia conosce un nuovo periodo di grande utilizzo, soprattutto per illustrare libri e giornali, a partire dal 1840 ca. e fino alla fine dell'800, quando questo utilizzo muore soppiantato dai nuovi processi fotografici. In questo periodo si impara l'utilizzo di legni molto duri, soprattutto il bosso, e tagliati in senso perpendicolare alla venatura. Con queste caratteristiche le matrici, difficili da lavorare, riescono tuttavia a realizzare tirature anche molto elevate, nell'ordine delle diverse migliaia di esemplari.
La xilografia è una tecnica di incisione a rilievo, perchè l'inchiostro si deposita sulle parti alte della matrice. Equiparabili al legno sono altri materiali utilizzati in epoca moderna per la stampa alta, come il gesso, la masonite, il cartone e il linoleum.

Calcografia
Maestro di Katzheimer (Lorenz Katzheimer), La tentazione di Cristo, 1492, incisione su rame
Nel XV secolo ormai la xilografia è molto diffusa ed esistono già i primi libri stampati xilograficamente, con un notevole dispendio di risorse ed energie data la precoce usura delle matrici di legno. L'orafo fiorentino Maso Finiguerra nel 1452 stampa sulla carta l'impronta di un suo niello. Tra gli orafi, allora, è di uso comune il niello, un metallo inciso col bulino, con profonde parti incavate a dare determinati effetti decorativi sulle armature e gli scudi. Nasce così l'idea di creare matrici per stampare le parti incise nella lastra di metallo, anziché, come nella xilografia, quelle in rilievo su legno. La calcografia, o incisione, prende il nome dal supporto, le lastre di rame, che venivano usate dai primi incisori. Dall'ottocento fu introdotto l'uso dello zinco, ma il materiale migliore, proprio per la sua durezza, è ancora il rame. L'incisione calcografica si divide, a seconda della tecnica usata per incidere la lastra, in due procedimenti.
Procedimento Diretto: la matrice viene incisa direttamente dall'artista con strumenti che scalfiscono il metallo, senza l'uso di sostanze chimiche. Sono tecniche dirette il bulino, il punzone, la puntasecca, la maniera nera.
Procedimento Indiretto: la matrice viene incisa, dopo una laboriosa preparazione, dall'azione corrosiva dell'acido in cui viene immersa, e non direttamente dal lavoro dell'artista. Sono tecniche indirette l'acquaforte, l'acquatinta, la ceramolle.

Litografia
Odillon Redon, Ciclope, 1883, Litografia
La litografia è una tecnica di produzione meccanica delle immagini. Il procedimento viene inventato nel 1798 dal tedesco Aloys Senefelder utilizzando una pietra delle cave di Solenhofen, cittadina nelle vicinanze di Monaco. Inizialmente chiamato con il nome di “stampa chimica su pietra” e poi giustamente come lo conosciamo oggi, litografia.
Il principio è estremamente semplice: un particolare tipo di pietra, opportunamente levigata e quindi disegnata con una matita grassa, ha la peculiarità di trattenere sulle parti non disegnate un sottile velo d'acqua, che il segno grasso invece respinge. Passando l'inchiostro sulla pietra così trattata, esso è respinto dalle parti inumidite e trattenuto dalle parti grasse. In fase di stampa, il foglio di carta riceve perciò solo l'inchiostro che si deposita sulle parti disegnate. La particolarità di questa tecnica è che sulla matrice non c'è incisione, infatti la litografia è una tecnica con matrice in piano.
L'invenzione della stampa litografica, sul finire del Settecento, ha comportato due rivoluzioni. Da un lato ha messo alla portata di tutti gli artisti il mezzo incisorio, dall'altro ha reso finalmente possibile la realizzazione della stampa a colori. Una matrice litografica, inoltre, può incidere un numero di copie enormemente superiore ad una matrice ad acquaforte, il che ha permesso la diffusione di incisioni d'autore. Anche per questo motivo si è sviluppata la stampa industriale nel XVIII secolo.

Serigrafia
Sarah Sanford, Hidden Chamber, 2005,
Serigrafia a colori
La serigrafia è una tecnica di stampa detta anticamente crivellografia per il fatto che l'inchiostro di stampa passava attraverso un crivello, cioè una sorta di trama fittisima, inizialmente di seta. Il procedimento base è pressappoco il seguente: tracciato il disegno che si vuole riprodurre su una pellicola di acetato, si pone questo foglio sulla matrice costituita da una tela di seta sintetica e tesa su di un telaio, nel complesso denominato "quadro da stampa". La seta è stata a sua volta preparata con uno strato di gelatina fotosensibile, da esporre alla luce per ricevere l'impressione. Il telaio che contiene la matrice viene lavato con un energico getto d'acqua tiepida per cui la gelatina stesa sulle parti che non hanno ricevuto luce (perché soggiacenti alle parti colorate del disegno) viene sciolta e libera la trama del tessuto del quadro serigrafico.
Asciugata la matrice si installa il telaio in una macchina serigrafica automatica, semi-automatica o manuale e, ponendo via via dei fogli di carta da stampa, si spande con un altro strumento in gomma detto racla il colore di stampa. Dove la matrice è stata lavata il colore passerà e si imprimerà sulla carta. Serigrafie a più colori prevedono l'uso di più matrici (una per colore) e una grande precisione nella sovrapposizione delle immagini. La tecnica serigrafica normalmente produce immagini a campiture piatte e nette, è possibile ottenere effetti sfumati, usando tecniche e atrezzature più sofisticate. La stampa rimane leggermente in rilievo.

Fotoincisione
Le tecniche della fotoincisione permettono di sfruttare le proprietà di materiali fotosensibili (gelatine, emulsioni, polimeri, pellicole capillari) sui materiali propri delle tecniche tradizionali: metallo, pietra, legno, seta e di ottenere risultati diversificati a seconda che si utilizzino rudimentali trasferimenti in offset oppure sofisticate impressioni fotografiche. È tutt'ora in dibattito se considerare queste tecniche come accettabili all'interno di un discorso di originalità dell'arte grafica.

Incisione atossica
Negli ultimi anni, presa coscienza dei rischi per la salute e per l'ambiente che le sostanze utilizzate dalle tecniche incisorie tradizionali comportano (soprattutto quando queste sostanze vengono maneggiate senza protezioni e non vengono smaltite in modo adeguato), si è sviluppato un dibattito acceso sulla cosiddetta incisione atossica. In realtà, sarebbe più adatto parlare di incisione all'acqua o a base acrilica, poichè si usano inchiostri e polveri (per la granitura per l'acquatinta ad esempio) privi di olio in modo da non dover utilizzare per la loro diluizione e rimozioni solventi dannosi, come la nitro. L'utilizzo di sali corrosivi, anzichè di acidi come il nitrico, è da intendersi meno pericoloso solo in quanto i sali non sprigionano fumi capaci di necrotizzare le vie respiratorie: il potenziale rischio di corrosione, di danno alla salute e di inquinamento delle falde acquiferente è da considerarsi comunque un fattore di pericolo. Per tanto la soglia di attenzione in laboratorio e la cura nello stoccaggio e nello smaltimento sono da considerarsi comunque indispensabili.