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Appunti sulla storia della stampa

La stampa e il regime tipografico

Esempio di composizione tipografica a caratteri mobili metallici
Prima dell'avvento della macchina fotografica a metà Ottocento, quando la gente comune viaggiava quasi esclusivamente per coprire brevi distanze, la conoscenza di terre lontane e popolazioni straniere veniva acquisita principalmente grazie alle opere di scrittori ed artisti. Tuttavia, poichè le arti maggiori – come ad esempio la pittura – erano appannaggio esclusivo di ricchi mecenati e, d'altro canto, pochi erano coloro che sapevano leggere ed avevano accesso ad un patrimonio librario, l'incisione era l'arte popolare in grado di veicolare informazioni e cultura ad un pubblico molto vasto, con componenti eterogenee per livello di alfabetizzazione ed estrazione sociale. Dopo un'iniziale fortuna come arte devozionale (si pensi alle stampe religiose del medioevo, vendute per pochi soldi ai pellegrini) o come arte ludica (la stampa delle carte da gioco in età cortese), l'incisione si lega nel Rinascimento all'editoria, diventando il compendio visivo delle più importanti opere scientifiche e base della divulgazione del sapere in merito a botanica, zoologia, geografia, astronomia, anatomia e medicina.

La stampa a caratteri mobili
Miniatura di scuola amanuense francese del XIV secolo
L'avvento della stampa a caratteri mobili, di cui Johann Gutenberg di Magonza è ritenuto il padre, non è stata l'invenzione fortuita di una mente scaltra, bensì il logico esito di intense ricerche che venivano condotte contemporaneamente nelle officine di tutto il continente. L'esigenza di superare il sistema amanuense era del resto forte e i caratteri mobili comportavano grandi vantaggi perchè, con la scomposizione e riutilizzazione degli stessi caratteri per nuovi testi, un gran numero di copie identiche venivano stampate in brevissimo tempo rispetto ai manoscritti. È evidente come la proliferazione di stamperie specializzate e l'aumento vertiginoso di produzione stampata ebbe conseguenze risonanti: maggiore circolazione di idee anche su scala trans-nazionale, crescita dell'alfabetizzazione, standardizzazione (grafica, estetica, di gusto), nascita di nuovi ordini professionali (editori, tipografi, incisori, disegnatori di caratteri, illustratori, torcolieri). In alcuni casi il successo di taluni intellettuali è persino imputabile all'editore che promosse la loro opera.

Dalla xilografia alla calcografia
illustrazione della produzione e del commercio del libro in una xilografia tedesca del 1491
Abrahm Bosse, la stampa al torchio calcografico in un'incisione del XVII secolo
Fino al XV secolo, l'unica tecnica di riproduzione delle immagini conosciuta era quella xilografica, cioè con matrice in legno. Tale tecnica era conosciuta fin dai tempi più antichi sia in Occidente che in Oriente ed era stata impiegata con successo per l'illustrazione dei primi manuali, libri e rotoli in Cina e Corea. Tuttavia la xilografia non permetteva tirature consistenti perchè il legno della matrice era soggetto ad una rapida usura e comunque non si prestava a disegni con tratti fini, fitti e precisi. L'orafo fiorentino Maso Finiguerra inventò nel 1450 una nuova tecnica: la calcografia, con matrice in metallo. Sostanzialmente – da un punto di vista tecnico – quest'ultima è l'opposto, anzi l'inverso, della xilografia. Il metallo inciso raccoglie nei propri solchi l'inchiostro e lo rilascia sulla carta tramite la forte pressione di un torchio: il risultato è dunque una stampa a incavo, e non a rilievo come nel caso del legno – dove l'inchiostro si deposita sulle superfici alte lasciando bianche le aree scavate. Il metodo calcografico raccolse subito un grande favore, sia per l'impiego di materiali diversi, sia per la varietà delle tecniche. A partire dalla metà del XVII secolo, gli artisti si preoccuparono di sviluppare tecniche capaci di rendere – oltre che il disegno – il chiaroscuro, così la continua evoluzione e sperimentazione portarono alla scoperta della litografia.

L'Ottocento: il giornale, la litografia, l'offset.
Il bisogno di informazione risale ai promordi della vita sociale, ma il giornale nasce solo nel XV secolo, quando cioè gli stampati (avvisi, lettere, relazioni) potevano essere distribuiti dai corrieri postali. Il giornale come quotidiano poi si sviluppa in senso moderno a partire dal Settecento, soprattutto in Inghilterra, e si afferma con il periodo romantico. Nel primissimo Ottocento nascono in tutt'Europa giornali che ancora oggi troviamo in edicola: il Times, il Daily Telegraph, Le Figaro, Il Corriere della Sera, La Gazzetta di Parma. Naturalmente la diffusione del quotidiano era resa possibile da un rinnovamento profondo delle tecniche di stampa e dall'adeguamento di materie prime, carta, inchiostri, organizzazione del lavoro. Il XIX secolo è l'epoca delle grandi invenzioni che sconvolgono, sotto il profilo tecnico, i processi produttivi dei settori principali della grafica: quanto era sempre stato fatto a mano, viene ora meccanizzato con la linotipia. Il nuovo metodo di stampa, la litografia, apre inedite vie di illustrazione. Tale sistema, in principio chiamato stampa chimica su pietra, non prevede dislivelli sulla matrice come nel caso della stampa a incavo o a rilievo, e permette una stampa completamente piana, decisamente più rapida. In campo industriale, la vera
L'antenata della rotativa tipografica: una macchina di hoe a dieci mettifoglio, 1856
fortuna della litografia avviene quando la pietra viene sostituita dallo zinco in modo da poter adottare l'uso di macchine piano-cilindriche. Testi e immagini, trasferite sulla carta da un cilindro in cauciù interposto fra zinco e foglio, sono così stampati in offset. Dall'Ottocento in poi, sempre più raffinate tecniche di riproduzione fotomeccanica sostituiscono l'incisione pura, permettendo il balzo dell'editoria da realtà artigianale a realtà industriale.

Il problema dell'incisione come grafica originale d'arte
Nonostante il legame forte con l'editoria, e nonostante i progressi avvenuti in campo grafico siano legati a necessità di ordine economico, l'incisione è prima di tutto voce del genio. Del resto, gli altissimi livelli espressivi raggiunti nei secoli dalle opere di Dürer, Rembrandt, Goya e tanti altri, hanno dimostrato il valore dell'incisione come arte in sè e per sè, sganciata dalla complessa dinamica di interazione con altre arti e artigianati. Il termine che oggi ha sostituito la parola incisione, anche per riconoscerne il valore, l'espressione e l'originalità è grafica originale d'arte.
Certo, si tratta di un termine di non facile ed immediata comprensione ma che, se riletto con attenzione, rivela in realtà la necessità, da parte della nostra contemporaneità, di riscattare quest'antica pratica dal caos delle riproduzioni fotomeccaniche e dall'ignominia in cui è precipitata negli anni Sessanta e Settanta, periodo in cui la contraffazione di stampe con mezzi meccanici ha minato la credibilità e l'integrità di un'arte nobile e di grande tradizione. L'aggettivo “originale” vuole quindi riqualificare l'opera grafica come manufatto artistico, frutto del genio e della creatività dell'artista, nonostante gli aspetti fortemente artigianali e manuali richiesti dalla sua esecuzione. L'originalità viene concessa quando la stampa rispetta parametri ben precisi, stabiliti e revisionati costantemente dalle convenzioni internazionali.

Concetto di originalità
Preparazione della lastra di rame con il berceau
La stampa "originale" viene creata direttamente dall'artista, che realizza una matrice atta a stampare. Dalla matrice si traggono stampe originali imprimendo su carta o su altri supporti.
È originale per antonomasia la stampa del peintre-graveur, ossia del pittore che incide la matrice, dell'incisore d'invenzione. Sempre tale si considera la stampa eseguita da terzi su un modello disegnato o dipinto da un artista appositamente per la tiratura. A causa della diffusione crescente di stampe ottenute con metodi industriali, che propongono al mercato una produzione scadente a costi bassi, è sorta la necessità di chiarire definitivamente cosa s'intenda per incisione originale. La definizione più seguita è quella proposta dalla convenzione francese Comité de la Gravure, che indica quanto segue:
"Stampa originale è ogni prova impressa da una matrice (in legno, metallo o pietra) lavorata direttamente dall'artista, in modo che i grafismi trasportino sul supporto, attraverso una precisa operazione di stampa, l'immagine originale creata dall'artista proprio per tale preciso scopo". Originale è pure la stampa popolare, ideata e realizzata da artigiani che si ispirano a fatti e modelli esistenti, interpretandoli a modo loro. In tal senso si può considerare originale anche la stampa a fini di riproduzione e documentazione, comune prima delle moderne tecnologie. La stampa tecnologica moderna non richiede l'intervento di artisti e di artigiani per la creazione delle forme, si può quindi definire "non originale" nel senso che non presenta interpretazioni soggettive e nemmeno difficoltà intrinseche di tiratura che differenzino sostanzialmente e categoricamente i fogli tirati; si definisce dunque "stampa industriale".

Nel 1937 il Congrés Internationale de la Gravure ritenne opportuno ribadire quanto segue:
"Considerando che il termine incisione indica talvolta un lavoro eseguito a mano dall'artista, talvolta un procedimento meccanico di riproduzione, dando luogo ad equivoci sulle qualità sostanziali di opere tra loro molto differenti, sia per tecnica sia per valore commerciale, si esprime l'auspicio che il termine incisione venga riservato solo alle opere eseguite per copia, a mano, mentre per ogni altro procedimento tecnico-industriale attuale e futuro dovrà esser indicata la tecnica di esecuzione adottata. Per quanto concerne le incisioni «d'interpretazione» eseguite a mano, esse dovranno riportare l'indicazione del pittore o del disegnatore da cui il soggetto deriva".